Riccorrenze

Piersanti Mattarella Un democristiano onesto che voleva una Sicilia con le carte in regola

Perché Piersanti Mattarella è stato ucciso dalla mafia?

Per due motivi fondamentali: perché aveva pesantemente disturbato la pacifica coalizione tra mafia e politica e perché aveva intuito con quarant’anni di anticipo quali fossero gli interventi necessari per una politica onesta e una vera azione anticorruttiva in Sicilia.

Piersanti Mattarella nel ‘67 fu eletto consigliere dell’assemblea regionale siciliana e ne fece parte a vario titolo fino al 1978 quando venne eletto presidente della regione Sicilia. Già da consigliere regionale e poi da assessore al bilancio aveva iniziato a denunciare alcune delle principali criticità della politica siciliana. Puntò il dito innanzitutto sulle pratiche clientelari dei consiglieri regionali con una prassi che denominò provincializzazione: i deputati regionali, accusava Mattarella, troppo legati al territorio dove venivano eletti risultavano incapaci di perseguire una politica organica per tutta la Sicilia poiché troppo impegnati a cercare di ottenere leggi e provvedimenti di spesa a favore dei propri collegi elettorali. Il secondo punto critico riguardava l’eccessivo numero di incarichi in assemblea e giunta regionale che riducevano l’efficacia dell’azione di governo. Criticità per le quali aveva proposto, con una modernità inaspettata, da una parte l’ampliamento dei collegi provinciali e dall’altra il taglio degli assessorati e delle commissioni legislative, chiedendo anche la rotazione degli incarichi con una limitazione della durata temporale. Quando divenne assessore al bilancio l’azione di Mattarella fu da subito incisiva: nel 1971 vengono approvati otto rendiconti arretrati e negli anni successivi fa votare entro i termini di legge i bilanci di previsione evitando la prassi ormai consolidata del ricorso all’esercizio provvisorio.

Divenuto Presidente di Regione nel 1978 diede inizio ad una serie di importanti interventi tra i quali si ricordano la legge urbanistica che riduceva drasticamente gli indici di edificabilità dei terreni agricoli e portava sulle spalle dei costruttori alcuni degli oneri per le opere di urbanizzazione che prima erano a carico esclusivo degli enti pubblici. Ciò rappresentò un durissimo colpo per speculatori e costruttori abusivi ed aggiunse a questa la Legge sugli appalti che favoriva trasparenza e imparzialità nella pubblica amministrazione. Inoltre Mattarella avvalendosi dei poteri ispettivi del presidente della regione, ordinò inchieste sui beneficiari dei contributi regionali, sugli assessorati e sui comuni più grandi portando alla luce illeciti e abusi. Poteva Piersanti Mattarella, democristano onesto e politico vero, superare indenne la propria presidenza con interventi di questo tipo?

Come se ciò non bastasse Piersanti Mattarella ebbe nei confronti della mafia posizioni durissime. Poco dopo l’omicidio di Peppino Impastato, Mattarella si recò nella città per la campagna elettorale comunale pronunciando, in maniera del tutto inaspettata, un durissimo discorso contro Cosa nostra che stupì gli stessi sostenitori di Impastato. Inoltre alla Conferenza regionale dell’agricoltura del 1979 il suo discorso rappresentò una chiara scelta di campo. Quando il deputato Pio La Torre attaccò con veemenza l’assessorato dell’agricoltura denunciandolo come centro della corruzione regionale e additando lo stesso assessore come colluso alla delinquenza regionale, mentre tutti attendevano che il presidente della regione difendesse vigorosamente il proprio assessore Giuseppe Aleppo, Mattarella al contrario riconobbe pienamente la necessità di correttezza e legalità nella gestione dei contributi agricoli regionali.

Ecco quindi che appare chiaro come Piersanti Mattarella stesse provando a realizzare un nuovo progetto politico amministrativo, un’autentica rivoluzione, come l’allora procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso scrisse nel libro “Per non morire di mafia”. La sua politica di radicale moralizzazione della vita pubblica secondo lo slogan che “la Sicilia doveva mostrarsi con le carte in regola”, aveva turbato il sistema degli appalti pubblici con gesti clamorosi mai attuati nell’isola.

Ecco perché Piersanti Mattarella fu ucciso il 6 gennaio del 1980 in via della Libertà a Palermo. Non appena entrato in una Fiat 132 con moglie, figli e suocera per andare a messa, un sicario si avvicinò al finestrino e lo uccise a colpi di pistola.

In molti sapevano dei progetti di omicidio a danno di Piersanti Mattarella. Secondo il collaboratore di giustizia Francesco marino Mannoia, Giulio Andreotti era consapevole dell’insofferenza di cosa nostra per la condotta di Mattarella, ma non avvertì l’interessato né la magistratura pur avendo partecipato ad almeno due incontri con capi mafiosi aventi ad oggetto proprio le azioni politiche di Piersanti Mattarella.

Ad oggi ancora non sono noti i nomi degli esecutori materiali.

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