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Strage di Bologna, la nuova indagine coinvolge Bellini

La storia ritorna e la strage di Bologna dopo 40 anni torna a raccontare di servizi segreti e depistaggi. Paolo Bellini, di Reggio Emilia, oggi 66enne, già vicino ad Avanguardia Nazionale, fu accusato di aver trasportato l’esplosivo per la strage di Bologna e prosciolto nell’aprile del 1992. Oggi il Procuratore generale emiliano chiede di indagare nuovamente l’ex “nero” legato ai servizi segreti.

Non è degno di un Paese democratico raccontare una storia diversa da quella reale. I cittadini hanno il diritto di conoscere CHI ha curato la regia di molte stragi italiane.

Fonte: Il Fatto Quotidiano del 23.03.2019 di Sarah Buono

La strage di Bologna e l’uomo dell’altra trattativa Stato-mafia. PAOLO BELLINI:  II Pg emiliano chiede di indagare l’ex “nero” legato ai servizi segreti. Paolo Bellini, di Reggio Emilia, oggi 66enne, già vicino ad Avanguardia Nazionale, fu accusato di aver trasportato l’esplosivo per la strage di Bologna e prosciolto nell’aprile del 1992.

Bologna
La Procura generale di Bologna ha chiesto la revoca del proscioglimento, disposto nell’aprile 1992, nei confronti di Paolo Bellini per iscriverlo nuovamente nel registro degli indagati con l’accusa di concorso nella strage del 2 agosto 1980 alla stazione centrale. Un ulteriore passo dell’inchiesta sui mandanti e i finanziatori dell’attentato, dopo la notizia che la Procura generale ha indagato per depistaggio l’ex generale Quintino Spella, all’epoca responsabile del Sisde a Padova.
SOPRANNOMINATO “Primula Nera”, Bellini venne accusato nel 1983 dopo che fu accertata la sua presenza a Bologna. Secondo le cronache del tempo un paio di testimoni riferirono di averlo visto portare l’esplosivo poi servito per l’eccidio in stazione. Finì nella prima inchiesta ma venne poi prosciolto in istruttoria. Atto di cui oggi la Procura generale chiede l’annullamento.

Nato a Reggio Emilia nel 1953, Paolo Bellini dalla metà degli Anni Settanta è protagonista delle cronache giudiziarie italiane: dagli omicidi politici come quello del militante di Lotta Continua Alceste Campanile di cui si autoaccusò 25 anni dopo ma fu dichiarato prescritto, fino alla Trattativa Stato-mafia. A 18 anni segue un addestramento militare in Portogallo, nel 1976, quando parte un’inchiesta contro i fascisti di Avanguardia Nazionale, si dà alla latitanza in America Latina. Bellini sarebbe stato protagonista di una prima trattativa all’inizio degli Anni Novanta, quando mise in moto i suoi contatti piuttosto consolidati con esponenti di Cosa Nostra suggerendo addirittura la strategia degli attentati ai monumenti artistici. È stato anche collaboratore di giustizia.

In carcere, sotto falso nome, conosce Antonino Gioè, in seguito fra gli autori della strage farà saltare per aria Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini di scorta a Capaci. Persino il capo dei capi, Totò Riina, gli si rivolse pubblicamente durante un processo, nel 2003: “Ma questo Paolo Bellini che si affaccia nelle stragi di Bologna, in certi processi e poi non si vede più [..] me lo trovo in mezzo ai piedi con i servizi segreti”. Con l’accusa di averlo favorito finì sotto inchiesta anche Ugo Sisti, procuratore di Bologna all’epoca della strage. Il magistrato, lo stesso che aveva immediatamente ipotizzato lo scoppio di un “trasporto’ di esplosivo della resistenza palestinese, venne poi scagionato.

Secondo il giudice Carlo Alemi, che ha indagato sulle trattative per il sequestro dell’assessore Ciro Cirillo nel 1981, fu Sisti a stabilire un contatto fra i magistrati inquirenti di Bologna e Pietro Musumeci, generale del Sismi, poi condannato per aver tentato di depistare proprio le indagini sulla strage. Nel corso di un’audizione in Senato nel 1989 Sisti specificò: “I giudici di Bologna mi telefonarono più volte a Roma al Ministero dicendo che le indagini andavano male. Non riuscivano a ricavare una conclusione e temevano di dover scarcerare tutti”. Il magistrato a quel punto si rivolge al generale Giuseppe Santovito, ai tempi capo del Servizio per le informazioni e la sicurezza militare, e di fronte al suo disinteresse rincara la dose: “Io gli ho detto, dovreste interessarvene di fronte alle vittime, alla tragedia, di fronte al comportamento di certe persone che si fanno medicare e poi scappano”.

IL RIFERIMENTO non sembra casuale: il 2 agosto 1980 tra quelli presenti in stazione c’è anche Sergio Picciafuoco. Criminale comune con simpatie di destra, sostenne di essersi trovato sul posto solo per una coincidenza mancata ma, una volta scoppiata la bomba, si era messo a dare una mano. Peccato che i riscontri successivi dimostrarono che fosse all’ospedale Maggiore a farsi medicare già poche ore dopo l’esplosione. L’undici ottobre del 1990 Picciafuoco, secondo informazioni della Digos, viaggiava verso Reggio Emilia su una macchina intestata proprio alla sorella di Paolo Bellini, con cui poi passerà la mattinata successiva. A Bellini proprio in quei giorni avevano bruciato l’auto, un episodio mai chiarito. Uno dei tanti della vita della Primula Nera.

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