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Boom dell’eroina sintetica, il business del Fentanyl

Dopo aver conquistato l’Europa la mafia più ricca e potente in Italia cerca nuovi e più remunerativi spazi anche nel narcotraffico mondiale. Non abbandona la cocaina, ma oggi la parola magica è “Fentanyl” ed è in grado di mutare scenari e geopolitica del crimine organizzato perché è una droga sintetica, potenzialmente producibile all’infinito, scollegata dal concetto di coltivazione della pianta base. Si realizzano le dosi in un seminterrato. Su Internet si trovano manuali “fai da te”.

In Usa ventotto mila morti solo nel 2017. In Italia, al momento, si contano i primi morti, «ma in due o tre anni l’emergenza sarà pienamente compresa anche nel nostro Paese».

Fonte: La Stampa del 09.09.2019 di Giuseppe Legato

Così la ‘ndrangheta sfida narcos e triadi sul mercato dell’eroina – Boom dell’eroina sintetica Così le cosche calabresi sfidano messicani e cinesi nel business del Fentanyl.

Ricordati che il mondo si divide in due: quello che è Calabria e quello che lo diventerà. Cosi un anziano boss della piana di Gioia Tauro spiegava a un giovane rampollo delle famiglie d’elite della costa Tirrenica lo spirito di conquista che anima la `ndrangheta. Di territori e di mercati, di servizi e di business: quindi di droghe. Un’occupazione progressiva della torta criminale internazionale che si è tradotta nel tempo nella colonizzazione di aree inesplorate, a volte impensabili, ma utili a rigenerare la forza dell’organizzazione e le ambizioni di espansione.

I broker dei cartelli latinos
Dopo aver conquistato l’Europa (Germania, Olanda e ora Est Europeo) la mafia più ricca e potente in Italia, con un fatturato di decine di miliardi di euro all’anno, cerca nuovi e più remunerativi spazi anche nel narcotraffico mondiale. Non abbandona la cocaina, business planetario ormai gestito in regime di semi-monopolio grazie a una sfilza di broker saldamente ancorati ai cartelli sudamericani, e punta dritta al traffico di droghe sintetiche che, per dirla coi numeri, sono un affare ancora più gigantesco (se possibile) della polvere bianca. La parola magica è “Fentanyl” ed è in grado di mutare scenari e geopolitica del crimine organizzato. Spiega Antonio Nicaso, docente universitario di crimine organizzato in Nord America e autore di numerosi saggi sulla `ndrangheta insieme al procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri: «Un chilo di polvere di Fentanyl costa 10.500 euro. Lavorato con le attrezzature e le sostanze del caso può generare un milione di pillole. Ognuna di queste viene rivenduta sul mercato a 20 dollari». Vada sé che la nuova frontiera del business sia questa. E i segnali che “i calabresi” stiano mettendo le mani sulla nuova gallina dalle uova d’oro del narcotraffico è nelle pieghe di una recente operazione delle autorità canadesi che ha portato in carcere gli eredi del boss Paolo Violi, emigrato in Nord America settant’anni fa e ucciso in una sanguinosa faida con la potente enclave mafiosa dei Rizzuto. Uno di loro è stato condannato un anno fa. «Nelle more dell’indagine – racconta Nicaso – sono saltate fuori alcune conversazioni che hanno evidenziato un confronto tra famiglie calabresi sull’opportunità di entrare in questo mercato».

L’equilibrio dei dosaggi
Ai dubbi espressi da alcuni vecchi, le giovani leve hanno risposto più o meno cosi: «Che te ne frega se muoiono tante persone? Anche nelle guerre si muore. Vuoi mettere il guadagno che facciamo col Fentanyl? Prima o poi troveremo un equilibrio dei dosaggi, intanto andiamo avanti». I morti sono i giovani americani e canadesi travolti dalla nuova emergenza sociale che questo oppiaceo sintetico potentissimo, nato come antidolorifico farmaceutico ma ben presto finito nello sconfinato mondo del deep web, ha creato negli ultimi anni in Usa. Ventotto mila morti solo nel 2017. Fonte: i Cdc statunitensi, cioè i centri per la prevenzione e il controllo delle malattie.

II mese scorso il presidente Donald Trump ha detto all’agenzia Reuters che l’America sta «perdendo migliaia di persone a causa del Fentanyl», puntando il dito contro il mercato cinese. Ma non è tutto cinese, o almeno non più, il mercato che si sta sviluppando attorno a questa sostanza: «Dopo quella fase datata 2010, anche i cartelli messicani di Sinaloa e Jalisco Nueva Generacíon hanno cercato di entrare nel business e dal 2015 sono diventati produttori diretti – evidenzia Nicaso – . Dal 2017 la ndrangheta commercializza Fentanyl e ha iniziato in Canada a opera dei Violi. Centinaia di relazioni internazionali sottolineano l’interessamento delle grandi mafie verso questo mercato. La `ndrangheta ha deciso di investire in maniera massiccia: si tratta delle famiglie della Locride e della costa Tirrenica».

Al netto di una forma di darwinismo criminale che l’ha sempre contraddistinta nelle capacità evolutive di intercettare nuove frontiere di business, è poi chiaro perché “i calabresi” spingano sulla nuova droga. «Al di là dei profitti, vi sono ragioni di opportunità-precisa Nicaso-. La produzione delle droghe sintetiche non è soggetta a travagli incidentali di natura geopolitica, come è accaduto ad esempio per l’eroina in Afghanistan quando scoppiò la guerra oppure come si registra quando le Farc di turno siglano accordi coi governi sudamericani limitando la produzione di foglie di coca». A questo concetto è collegato il vantaggio dell’indipendenza dal principio attivo che guida invece la produzione di cocaina ed eroina. E cioè il Fentanyl è una droga sintetica, potenzialmente producibile all’infinito, scollegata dal concetto di coltivazione della pianta base. Si realizzano le dosi in un seminterrato. Su Internet si trovano manuali “fai da te”. In Italia, al momento, si contano i primi morti, «ma in due o tre anni l’emergenza sarà pienamente compresa anche nel nostro paese». Nel frattempo la ‘ndrangheta avrà già fatto affari d’oro. Magari anche con il tramadolo, meglio conosciuto come “la droga del combattente”, molto diffusa tra le truppe del Califfatoin territori di Jihad.

Negli ultimi tre anni solo nel porto di Gioia Tauro, scalo notoriamente “sfruttato” dalle `ndrine, sono state sequestrate circa 50 milioni di pastiglie. I carichi provenivano dall’India ed erano diretti in Libia: «Il sospetto è che venisse utilizzato come merce di scambio in Africa- puntualizza Nicaso -. Non si capisce ancora di cosa, magari di servizi logistici per il traffico internazionale di droga».

Miscele letali a basso costo

II dato medico è sconcertante. «Ciò che è in commercio negli Usa ed è all’origine della stragrande maggioranza delle overdose mortali da oppiacei sono i derivati del Fentanyl prodotti clandestinamente». II dottor Riccardo Gatti da oltre trent’anni si occupa di droga e dirige il dipartimento interaziendale Dipendenze della Asst Santi Paolo e Carlo di Milano. «Il boom di decessi è iniziato quando i trafficanti di droga hanno cominciato a miscelare eroina, cocaina e metanfetamine con questi oppiacei sintetici»,afferma. Chi usa questi preparati «ne ricava sensazioni piacevoli ma anche, rapidamente, tolleranza (cioè necessità di aumentare nel tempo la dose per ottenere il medesimo effetto) e dipendenza grave». E, aggiunge Gatti, «data la `resa” diversa dei derivati del Fentanyl le preparazioni non hanno una “potenza” costante e il rischio di overdose è quindi molto alto». Un grave problema è che i dati ufficiali sulle overdose letali non distinguono le morti causate da Fentanyl preparato in laboratori dandestini da quelle causate dal prodotto farmaceutico. In Italia l’eroina “di strada” è promossa a prezzi molto bassi, evidentemente si cercano nuovi clienti da fidelizzare, ma «circolano anche molte ricette contraffatte per i farmaci oppiacei». Sarebbe questo il segno che «c’è un certo numero di dipendenti da farmaci che potrebbero essere agganciati dal mercato dello spaccio: se questo avvenisse e se anche da noi circolassero preparati contenenti Fentanyl, la situazione potrebbe diventare rapidamente molto critica e le morti per overdose da oppiacei potrebbero avere un rapido incremento», avverte Gatti.

II naloxone unico rimedio – Oppioidi, sos overdose
L’ultima relazione dell’Osservatorio Ue delle droghe e delle tossicodipendenze ha registrato 1,3 milioni di consumatori di oppiodi a rischio di overdose che nell’84% dei casi risulta fatale. «Siamo stati i primi a fare interventi di overdose in strada con naloxone inoculato, salvando oltre 2.500 persone in 20 anni», spiega Massimo Barra, fondatore di Villa Maraini, agenzia della Croce rossa per le tossicodipendenze. E’ stato realizzato e dif fuso uno studio sul farmaco salvavita naloxone, presentato a Vienna all’Organizzazione delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (Unodc), per provare non solo l’efficacia del farmaco, ma anche «i minori costi che i sistemi sanitari nazionali avrebbero se fosse diffuso in maniera capillare, oltre a scongiurare altri morti», sottolinea Barra: «Dopo ogni intervento in overdose effettuiamo un test per verificare se il paziente si è iniettato l’eroina sintetica».GIA.GAL.

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