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Operazione Girasole

Un bell’esempio di antimafia anonima, senza personalismi o protagonisti della politica in favore di telecamera. Un moto spontaneo, da Nord a Sud, sconosciuto alla stampa e al movimento antimafia, che ne è totalmente all’oscuro.  Girasoli deposti nei luoghi più vari, portati dal vento leggero di un amore di popolo, che prende il volto di esponenti del volontariato, di semplici cittadini, perfino di bambini, anche di clown di corsia.

Fonte: Il Fatto Quotidiano del 16.09.2019 di Nando Dalla Chiesa

“Operazione girasole”, la mafia si può battere anche solo con un fiore.

La mafia uccide solo d’estate, il titolo del celebre film di Pif, non nasceva solo dalla fervida fantasia dell’autore. Rimandava invece alla storia vera e maledetta di Palermo e della Sicilia. Che tra luglio e settembre conta più di una decina di anniversari di sangue innocente. Ognuno dei quali può dunque valere per questa sconosciuta storia estiva. Che mantiene intatto il suo fascino solo se si rispetta il velo dell’anonimato. Basti sapere che è vera. Tutto inizia quando, in vista di uno di questi anniversari, una specie di tam tam civico risuona timidamente tra Palermo e altre decine di città italiane. Viene chiamato “operazione girasole“. Il nome è scelto da una persona mossa da ammirazione verso la figura della vittima, di cui si favoleggia che appunto il girasole fosse il fiore preferito. L’ideatore contatta una sua volontaria, che decide di farne una iniziativa nazionale.

COSÌ NELLA DATA stabilita spuntano da nord a sud girasoli anonimi, non raccontati dalla stampa e nemmeno dal movimento antimafia, che ne è del tutto all’oscuro. Deposti nei luoghi più vari, portati dal vento leggero di un amore di popolo, che prende il volto di esponenti del volontariato, di semplici cittadini, perfino di bambini, anche di clown di corsia. Ricorda una delle animatrici, dalla provincia di Lecce: “Le nostre chat sono state sommerse di pensieri e di girasoli. E ancora ne arrivano. C’è chi chiede scusa se la foto o il video è uscito male, chi, coinvolto nell’iniziativa, chiama a raccolta anche i vicini e li fa scendere in corteo sotto una targa, chi ringrazia commosso perché, dopo tanti anni, è riuscito a portar con sé il parente malato, che non usciva mai di casa. C’è chi porta i bambini a suonar e la pizzica in onore della vittima, che non sanno nemmeno chi sia”.

Quanto alla regista di tutto, la volontaria da cui siamo partiti, ha sacrificato a questa causa parte delle sue ferie, macinando chilometri in auto per raggiungere con il fiore prescelto anche i luoghi più simbolici. Si chiama C. C., e non ama che appaia il suo nome. Da seguace di madre Teresa di Calcutta, e diversamente dai politici “in favore di telecamera”, pensa che le opere di bene siano tali soprattutto se compiute senza farlo sapere. È grazie al suo coordinamento che vengono raccolti video realizzati con i contributi dei molti cittadini accorsi: frasi, immagini, memorie. C.C., che anche in altri anniversari ha esercitato il suo impegno di memoria con il linguaggio dei fiori, racconta con ironia gentile le timidezze di suoi compagne e compagni di avventura, disponibili a farsi in quattro con il lavoro manuale ma del tutto incapaci di stabilire contatti con dei perfetti sconosciuti. E ci tiene a ricordare di avere fissato sin dall’inizio una sola regola: “Cerchiamo semplici cittadini, no a strumentalizzazioni“. Un rischio ricorrente. “Spesso il singolo contattato proponeva il coinvolgimento di questa o quella associazione, questo o quel partito, questa o quella sigla. Ma sono stati tutti puntualmente rifiutati con garbo. Fino all’ultimo il mio sforzo è stato di proteggere il candore dell’iniziativa, la spontaneità dei tanti contributi di cittadini che lontano da riflettori e telecamere, senza alcun secondo fine, manifestavano la loro riconoscenza e il loro affetto verso una persona caduta per loro”. “Penso al papà di Amatrice – prosegue la donna- che ha perso due figli nel terremoto: non volendo rinunciare a partecipare, si è inventato una via da dedicare, non essendocene una in quel comune. O ad Alice, la bimba di Udine che dopo aver ascoltato dalla mamma la storia della nostra vittima ha voluto disegnare un girasole fronte-retro, caso mai ci fosse stato il vento. O a Stefano, pizzaiolo aretino, che ha noleggiato un furgone per portare i suoi dipendenti agirare nei comuni della provincia – Montevarchi, Certaldo, Terranova- e mi ha detto `così oggi ai miei ragazzi insegno qualcosa di buono.”‘ “O ancora a Sofia, ragazza che lotta contro la spina bifida che non smetteva più di ringraziarmi – continua C.C. – O a Patrizia che avrebbe dovuto occuparsi di Firenze, solo che all’ultimo minuto la mamma è stata ricoverata e allora l’ha raggiunta mettendo il girasole nel comune di Concordia, in Veneto. O a Jenny, la scout non vedente che si è fatta accompagnare a Corridonia”. Fa un elenco infinito, C.C., illuminando un tenue ma splendido sentiero di storia civile.

Volete sapere dov’è ora la nostra volontaria? A Calcutta, nella casa di madre Teresa. È andata lì a spendere il resto delle ferie. Prima di partire ha scritto: “Non vedo l’ora di arrivare”.

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