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Dal Friuli alla Cina, passando per le infrastrutture

Il porto di Trieste fra gli obiettivi più ghiotti per le cosche. Il presidente della Corte d’appello di Trieste dichiara: «Sono presenti soggetti appartenenti o vicini a consorterie calabresi, siciliane e campane, interessate alle attività imprenditoriali degli stabilimenti della Fincantieri e delle ditte appaltatrici e/o subappaltatrici nei cantieri navali di Monfalcone».

Il vicino Veneto è già abituato ad analizzare e reprimere i fenomeni di criminalità organizzata, mentre il Friuli Venezia Giulia è rimasto a lungo qualche passo più indietro.

Fonte: Il Quotidiano del Sud del 01.02.2020 di G.P.

Mafie al NORDEST
Il Friuli Venezia Giulia “porta dell’Est” e area di forti investimenti in infrastrutture. Sono questi i cardini attorno a cui ruota l’analisi della Direzione investigativa antimafia in una regione che è un’onsservata davvero speciale, perché oggetto di un’infiltrazione soprattutto finanziaria. Il procuratore della Repubblica Carlo Mastelloni ha così sintetizzato: «Il vicino Veneto è già abituato ad analizzare e reprimere i fenomeni di criminalità organizzata, mentre il Friuli Venezia Giulia è rimasto a lungo qualche passo più indietro. Ma ora, complice anche una maggiore attenzione ai segnali presenti, iniziano a vedersi significative assonanze quanto a insediamenti e interessi camorristici. Ormai parlare di infiltrazione è un modo elegante per evitare di affermare che ci troviamo di fronte a una vera e propria disseminazione di fenomeni criminali».

GRANDI OPERE E CLANDESTINI Si è assistito, soprattutto nella provincia di Trieste, a un considerevole incremento dei rintracci di clandestini richiedenti asilo. Inoltre, «il territorio è stato destinatario di ingenti investimenti finalizzati alla realizzazione di grandi opere infrastrutturali, circostanza questa che ha richiesto una particolare attenzione verso i possibili tentativi di infiltrazione da parte della criminalità organizzata. Le opere di maggior impegno economico sono connesse alla progettazione e all’ampliamento dell’autostrada A4, attraverso la realizzazione della terza corsia nel tratto Venezia-Trieste». Questa la spiegazione del faro acceso sulle imprese appaltatrici e subappaltatrici.

PORTO FRANCO PER LA CINA Un ‘Porto Franco” per la Cina. Ma c’è anche il porto di Trieste in grande espansione, «che sta vivendo una fase di rilancio grazie allo status di Porto Franco, un unicum nell’ordinamento giuridico italiano e comunitario». Il prefetto: «Lo sviluppo dello scalo va incoraggiato, ma serve una rete di protezione, essendo un contesto appetibile per l’ingresso della criminalità organizzata che intende reinvestire nell’economia legale». Il presidente della Corte d’appello di Trieste: «Sono presenti soggetti appartenenti o vicini a consorterie calabresi, siciliane e campane, interessate alle attività imprenditoriali degli stabilimenti della Fincantieri e delle ditte appaltatrici e/o subappaltatrici nei cantieri navali di Monfalcone».

SOLDI FACILI Un capitolo a parte meritano le scoperte delle indagini di Venezia sulle infiltrazioni nel Veneto orientale (Eraclea e San Donà di Piave) che hanno allargato l’orizzonte in Croazia, con una serie di estorsioni, aggravate dal metodo mafioso e pianificate in Italia per recuperare circa 12 milioni di euro riconducibili a una frangia dei Casalesi stanziati in provincia di Venezia. Era successo che le famiglie campane avevano investito il denaro attraverso «un professionista operante in Veneto che agiva, senza alcuna autorizzazione, attraverso diverse società con sede in Croazia, Slovenia, Gran Bretagna». Si tratta di Fabio Gaiatto che è stato arrestato a San Donà di Piave per un sistema finanziario spregiudicato. «Imploso il sistema, architettato per ottenere interessi bancari di gran lunga superiori alle quote di mercato, gli appartenenti al clan campano, per recuperare i loro crediti hanno fatto ricorso ad alcuni pregiudicati legati al clan Ranucci, tra i quali un ex pugile professionista arrestato a Roma, che aveva il compito di intimidire le vittime designate dal gruppo criminale».

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