Buone notizie

In Sicilia i figli dei boss diventano boy scout

Cinque atti vandalici ai Boy Scout in poco tempo, e il timore che dietro ci sia la mafia a cui non piace che tra gli iscritti figurino almeno dieci eredi dei clan. Si perchè a quanto pare gli Scout fanno paura alla mafia per l’appello a cui stanno rispondendo le madri di mafia: «Mandateci i vostri figli, nessuno vi giudicherà per il cognome che portate».

Fonte: Il Venerdì di Repubblica del 07.02.2020 di Giada Lo Porto

CATANIA. C’è una terra in cui gli scout fanno paura ed è la Sicilia. La notizia è secca: devastate negli ultimi tre mesi quattro sedi scout siciliane della rete Agesci (Associazione guide e scout cattolici italiani) mentre in un’altra – la quinta – sono state lasciate sulle pareti scritte antisemite e una svastica con lo spray. Il primo raid è avvenuto a Marsala, nel Trapanese, lo scorso ottobre; gli altri tre a Mineo, a Ramacca e a Belpasso, tutti in provincia di Catania, tutti concentrati nell’ultimo mese e mezzo. Ignoti hanno distrutto i bagni, rubato le porte, gli infissi e perfino i fili della luce. Il quinto blitz, quello della svastica, in una sede scout di Noto, lo scorso 24 gennaio. «E evidente che stiamo dando fastidio a qualcuno», dice Giulio Campo, uno dei responsabili regionali dell’Agesci Sicilia. Ma a chi fanno paura gli scout? «Noi educhiamo i giovani alla legalità e questo non piace a tutti» dice Campo. «Non possiamo dire con certezza che sia stata la mafia ma, certo, ci facciamo un pensierino».

Sullo sfondo, un fenomeno degli ultimi tempi: in Sicilia i figli dei boss iniziano a entrare negli scout supportati da madri coraggiose che decidono di ribellarsi alla mentalità mafiosa e di sottrarre i loro figli al volere dei padri. Sono già una decina o probabilmente di più «visto che in Sicilia i nostri gruppi scout contano diecimila iscritti. Questi ragazzi ci sono, è un fenomeno degli ultimi anni» conferma Giulio Campo.

Il figlio del mafioso, conosciuto da tutti, che diventa scout è una favola moderna per educare le nuove generazioni e provare a infondere valori in una terra definita da molti “difficile”. Forse per questi cinque atti vandalici concentrati in pochi mesi sono un segnale che qualcosa inizia a muoversi e che questo “qualcosa” inizia a dare fastidio. Ma gli scout non arretrano di un solo passo. E, anzi, lanciano un appello alle mamme dei clan: «Mandateci i vostri figli, nessuno vi giudicherà per il cognome che portate».

Continuano la loro battaglia gentile i ragazzi con le camicie azzurre, i calzettoni e il fazzoletto intorno al collo. Sfidano i boss utilizzando l’arma dell’accoglienza. E forse è proprio questo a ferire – in Sicilia più che altrove – chi è abituato a lanciare un segnale utilizzando solo la violenza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Show Buttons
Hide Buttons