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Coronavirus, truffa su mascherine

Come volevasi dimostrare, c’è chi specula anche sul Coronavirus! I tentativi di truffa sono e saranno centinaia perchè gli sciacalli non mancano così come le mafie non mancheranno di agire approfittando dello stato di emergenza così come di mettere le mani sui fondi pubblici che verranno immessi nell’economia per farla ripartire.
Intanto già la prima truffa sulle mascherine: arrestato per turbativa d’asta l’imprenditore Antonello Ieffi. Il lotto su cui la Guardia di Finanza è intervenuta è relativo a una gara Consip per una fornitura per un importo complessivo di 15,8 milioni di euro. L’arresto in provincia di Frosinone dove risiede l’uomo.
Ecco perchè bisogna tenere alta la guardia e mettere in campo sistemi di controllo e tracciabilità dei flussi di denaro.
Coronavirus, truffa su mascherine: arrestato per turbativa d'asta l'imprenditore Antonello Ieffi
Tratto da: La Repubblica del 9 aprile 2020 di MARIA ELENA VINCENZI

Una puntata d’azzardo, giocata sulla salute pubblica e su quella individuale di chi attendeva, e attende, le mascherine”. Con queste parole il gip di Roma ha definito Antonello Ieffi, 42 anni, originario di Cassino, arrestato stamattina dal Gico del nucleo di polizia economico finanziaria su richiesta dela Procura di Roma, con l’accusa di turbativa d’asta e inadempimento di contratti di pubbliche forniture per una fornitura di mascherine perché c’è chi truffa anche sull’emergenza coronavirus.

A dare il via alle indagini velocissime dei finanzieri, cordinati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal sostituto Alberto Pioletti, una denuncia di Consip per anomalie riscontrate nell’ambito della procedura di una gara, del valore complessivo di oltre 253 milioni di euro, bandita d’urgenza per garantire l’approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale e apparecchiature elettromedicali. In particolare, il lotto n. 6, dell’importo di circa 15,8 milioni di euro, relativo alla fornitura di oltre 24 milioni di mascherine chirurgiche, veniva aggiudicato alla Biocrea Società Agricola a Responsabilità Limitata che, con la sottoscrizione dell’accordo quadro, si impegnava, tra l’altro, alla consegna dei primi 3 milioni di mascherine entro 3 giorni dall’ordine.

Sin dai primi contatti con la stazione appaltante pubblica, finalizzati all’avvio della fornitura, però, Ieffi, che interloquiva per conto dell’impresa sebbene non risultasse nella compagine societaria, lamentava l’esistenza di problematiche organizzative relative al volo di trasferimento della merce, che sarebbe stata già disponibile in un punto di stoccaggio in Cina.

Eppure le mascherine non arrivavano, nonostante fosse già passata la data prevista dal contratto per la prima consegna. Così mentre Iezzi scriveva al ministro degli Esteri Luigi Di Maio per chiedere “un aiuto per la soluzione di una non meglio precisata problematica legata all’importazione di mascherine”, in collaborazione con l’agenzia delle Dogane, il 18 marzo veniva perquisito il magazzino dove le mascherine sarebbero state bloccate, all’aeroporto cinese di Guangzhou Baiyun: ma non ce n’era traccia.

Iezzi ha spiegato di non poter pagare il fornitore perché il Qatar, dove aveva sede una delle società che si era occupata dell’acquisto, gli aveva bloccato i conti correnti, ma Consip il 19 marzo ha annullato in autotutela l’appalto, e il 25 marzo ha sporto denuncia.

Non bastasse questo, Biocrea aveva anche una serie di vecchie violazioni tributarie (per 150 milioni di euro) non dichiarate in sede di procedura dalla società che, di converso, aveva invece falsamente attestato l’insussistenza di qualsiasi causa di esclusione . Tale situazione comportava l’esclusione di Biocrea dalla procedura e l’annullamento in autotutela da parte di Consip dell’aggiudicazione.

Ieffi, essendo gravato da precedenti sia giudiziari (seppure non ancora definitivi) che di polizia, che avrebbero potuto inficiare la partecipazione alla gara, ha cercato di dissimulare la riconducibilità a sé della Biocrea, nominando come amministratore, in concomitanza con la pubblicazione del bando, un prestanome Stefania Emilia Verduci (anche lei indagata), cui ha poi “ceduto” l’intero capitale sociale al prezzo di 100 mila euro, da corrispondere però tra due anni.

Inoltre, le risultanze acquisite hanno dimostrato come la Biocrea, che ha un oggetto sociale del tutto estraneo al settore merceologico relativo alla gara (“coltivazione di fondi, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse”), fosse una “scatola vuota” senza dipendenti, strutture, mezzi e capitali, a far fronte alle obbligazioni nascenti da un contratto come quello originariamente aggiudicato.

Nonostante la palese incapacità operativa e finanziaria della Biocrea, Ieffi ha partecipato all’appalto, accettando il rischio di non essere in grado di adempiere alla fornitura di milioni di mascherine nei tempi brevissimi dettati dallo stato emergenziale in atto, chiaramente indicati nel bando di gara.

Il gip: “Gioco d’azzardo sulla salute pubblica”

Il gip evidenzia come Ieffi e la sua prestanome abbiano giocato sull’emergenza: “Si tratta di una procedura percorsa sin dal suo inizio, come non poteva non essere, da una ratio assolutamente ed eccezionalmente emergenziale, derivante dal dramma collettivo già in corso in Italia e nel mondo in quei giorni e tuttora perdurante”.  Insomma, i due hanno giocato sulla pandemia, “una puntata d’azzardo sulla salute pubblica”.

E anche se la “partita mascherina” non è riuscita, Ieffi si è immediatamente riorganizzato per provare ad aggiudicarsi un altro appalto pubblico, questa volta relativo alla fornitura di guanti, occhiali protettivi, tute di protezione, camici e soluzioni igienizzanti, per un valore complessivo di oltre 73 milioni di euro, utilizzando altro soggetto giuridico, la Dental Express H24 Srl che, però, era come Biocrea, senza patrimonio ma in più aveva un membro del cda con precedenti. Ma il 2 aprile, intercettato, l’indagato, per nulla provato dal precedente dice: “So’ numero esageratamente grandi…quindi io ho detto, perché non ci proviamo?”.

Anche in questo caso, all’esito dei controlli, Consip rilevava l’incompatibilità con i requisiti di partecipazione richiesti ed escludeva l’operatore economico dalla procedura. Le investigazioni hanno consentito di accertare che Ieffi, nonostante tale provvedimento, si stesse adoperando per far figurare l’uscita dalla compagine sociale della persona con precedenti in una data antecedente all’indizione della gara.

Al telefono con un suo collaboratore dice: “Semplicemente veniva retrocessa, senza passaggio di denaro, altrimenti avremmo l’obbligo di far vedere anche il transito di denaro…E quindi, tacitamente, il problema diciamo….che ci fosse qualcosa dentro questa Dental, un socio con un pendente penale, è risolto”.

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