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La Mafia Punta Le Piccole Imprese

21mila sono le operazioni sospette di riciclaggio in Lombardia segnalate all’UIF (Unità di informazione finanziaria di Banca d’Italia) con un aumento del 400% in Italia negli ultimi dieci anni.

Dietro i dati si nasconde spesso la criminalità organizzata. Milano e dintorni sono luoghi di elezione per reinvestire proventi illegali in attività legali. La crisi economica generata dall’emergenza Covid sta mettendo a rischio migliaia di piccole e medie imprese sulle quali le mafie potrebbero mettere le mani.

Fonte: Avvenire Milano del 20.09.2020 di Simone Marcer

Criminalità organizzata in continua crescita di anno in anno nel tessuto economico lombardo, nelle piccole e medie imprese in particolare. Un’ulteriore conferma arriva dal tradizionale report annuale dell’ufficio studi della Cgia di Mestre, l’Associazione artigiani e piccole imprese.

Con circa 208 segnalazioni di sospetto riciclaggio ogni 100 mila abitanti, la Lombardia si piazza infatti al secondo posto, appena dietro alla regione Campania (222,8 su 100mila), in questa non invidiabile classifica delle operazioni segnalate all’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia. Questo considerando il rapporto casi sospetti – popolazione. Se si guardano invece i numeri assoluti, con oltre 21 mila casi nel 2019, la Lombardia è nettamente prima, raccogliendo da sola più di tutti i casi di sospetto riciclaggio registrati nel centro Italia (20.861).

Sempre nella nostra regione l’aumento è stato del 7,7% l’anno (2018-2019): 1.494 segnalazioni in più fatte a Bankitalia. Dietro questi dati c’è l’ombra della criminalità organizzata. Il riciclaggio è considerato uno dei classici reati spia delle organizazioni criminali e della loro capacità di infiltrarsi nel territorio, come lo sono il traffico di rifiuti e quello di armi, il gioco d’azzardo, la prostituzione e, naturalmente, la droga. Se si mettessero insieme tutti questi diversi “rami d’azienda” delle organizzazioni criminali, risulterebbero numeri paragonabili al bilancio di un piccolo Paese europeo.

«Secondo una nostra stima su dati della Banca d’Italia – dichiara il coordinatore dell’ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo – ammonta a circa 170 miliardi di euro l’anno il fatturato ascrivibile all’economia criminale in Italia. Praticamente lo stesso Pil della Grecia. In base alle definizioni stabilite a livello internazionale questo importo non include i proventi economici ottenuti attraverso reati violenti (come furti, rapine, usura ed estorsioni) ma solo da transazioni illecite caratterizzate dall’accordo tra venditore e acquirente», aggiunge Zabeo.

I luoghi d’elezione dove la criminalità reinveste i proventi illegali in attività legali sono Milano e provincia che, con 337 segnalazioni di operazioni sospette su 100 mila abitanti, supera di due volte e mezzo la media nazionale per questo tipo di reati presunti (175 su 100mila). Milano è seconda in Italia (parliamo sempre di numeri in rapporto alla popolazione; in assoluto sarebbe nettamente prima), e viene battuta solamente da Prato (oltre 344 segnalazioni su 100mila abitanti), che però è un caso a parte con un’economia (e uno sfruttamento) particolare, molto diversa dalla capitale finanziaria d’Italia, tantoché un recente studio dell’Università Normale di Pisa è intitolato “Sistema Prato nell’illegalità del lavoro”.

Le segnalazioni sospette alla Banca d’Italia sono aumentate del 400% in dieci anni nell’intero Paese (da 21mila, il valore che oggi appunto “può vantare” la sola Lombardia, a oltre 105mila). Più o meno nello stesso periodo, dal 2011 a oggi, le aziende hanno subito una stretta creditizia da parte delle banche di 250 miliardi di euro (-27%, con punte del – 30,8% di crediti per le piccole attività). E le due cose, secondo l’Ufficio studi della Cgia non possono non essere collegate. «Pur non conoscendo il numero di segnalazioni archiviate dalla Uif (l’ufficio antiriciclaggio di Banldtalia), e nemmeno quelle prese in esame dalla Dia o dalla polizia valutaria, abbiamo il sospetto che l’aumento delle segnalazioni degli ultimi anni dimostri che l’economia criminale è l’unico settore in tutto il paese che non ha risentito della crisi», afferma Renato Mason, segretario della Cgia.

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