Approfondimenti

Usura, ristorazione nel mirino

L’allarme lanciato da Cerved e i dati sconfortanti del settore di Fipe e Confimprese-EY confermano che la ristorazione è nel mirino delle criminalità organizzate. Il rischio usura è altissimo.
Con gli incassi a picco, la metà delle aziende rischia infiltrazioni. In cifra assoluta, i ristoranti oggi a rischio di infiltrazioni criminali si trovano soprattutto nel Lazio (2.116), in Lombardia (1.370) e in Campania (1.098).

Fonte: Italia Oggi Sette del 21.12.2020 di  Roxy Tomasicchio

La ristorazione sta pagando un conto salato, tra fatturati in caduta libera e aumento dei mancati pagamenti che ne fanno un settore più vulnerabile e a rischio di infiltrazioni criminali. Su 33 mila imprese, tra ristoranti, trattorie, pizzerie, nel mirino della criminalità sono in 15 mila, quasi la metà. A dare l’allarme è Cerved, secondo cui gli incassi di quest’anno diminuiranno del 56%. Pesanti anche le perdite rilevate dall’Osservatorio permanente Confimprese: a novembre 2020 rispetto all’anno precedente, i consumi nella ristorazione precipitano del 65%. Così come è a tinte scure lo scenario delineato dall’ultimo report dell’Istat ripreso dall’ufficio studi di Fipe-Confcommercio: per il 26% delle imprese della ristorazione, il periodo giugno-ottobre si è concluso con un crollo dei fatturati ben superiore al 50% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Poco consola sapere che le performance positive registrate durante l’estate, in particolare nelle località di mare, abbiano contribuito a diluire il dato medio, stabilizzandolo a un -35,9% dei fatturati.

In prospettiva, poi, i ristoratori vedono nero. Molto nero. Infatti, secondo la Federazione italiana dei pubblici esercizi, i mesi invernali vedranno un’ulteriore contrazione dei volumi d’affari, con il 34,1% delle imprese che si aspettano fatturati più che dimezzati nel periodo dicembre-febbraio e soprattutto con un imprenditore su 10 che ha già previsto un azzeramento totale degli incassi. Basti pensare che, durante l’autunno, solo il 15,1% delle imprese della ristorazione e dell’accoglienza ha potuto lavorare a pieno regime. La maggioranza ha invece dovuto fare i conti con una limitazione della propria attività, confinata spesso al solo asporto e a un po’ di consegne a domicilio per chi ha deciso di farlo. E il futuro? Il 4% circa delle imprese della ristorazione che ha completamente chiuso i battenti durante l’autunno, non ha alcuna speranza di riaprire. Una percentuale anche 5 volte più alta rispetto ad altre categorie di imprese e professionisti.

Allarme infiltrazioni criminali.

Sono circa 9 mila i ristoranti che, secondo una stima prudente, a causa delle restrizioni dovute alla pandemia da Covid-19 e ai conseguenti cali di fatturato e alla crescente domanda di liquidità, sono diventati più vulnerabili agli attacchi di usurai o organizzazioni dedite al riciclaggio. Si aggiungono ai 6 mila che già prima del lockdown erano fragili finanziariamente. In assoluto la maglia nera va al Lazio (2.116 ristoranti a rischio). A seguire Lombardia (1.370) e Campania (1.098). In percentuale le regioni più colpite sono Calabria (40%) e Sicilia (38%). La percentuale di mancati pagamenti nel comparto, infatti, ha raggiunto il 73% contro il 45% di media (nel picco di maggio) del resto delle pmi, e secondo le stime i ricavi subiranno quest’anno un crollo del 56%.

In generale, la quota di fatture inevase dalle pmi è cresciuta dal 34% di gennaio a un picco del 45% a maggio, a causa del lockdown. A dirlo è Cerved, tra i principali operatori italiani nel fornire ad aziende e istituzioni strumenti e competenze per lo sviluppo del business e la gestione del rischio di credito. Proprio in questa ottica il gruppo ha rafforzato l’offerta di servizi di antiriciclaggio attraverso l’acquisizione di Hawk, società già partner di Cerved. «L’emergenza da Covid-19 ha introdotto nuovi rischi di riciclaggio e ne ha accentuati altri già presenti», commenta Andrea Mignanelli, amministratore delegato di Cerved. «La crisi economica seguita alla pandemia rappresenta infatti un terreno fertile per la criminalità, che grazie all’ampia disponibilità di denaro contante derivato da attività illegali può acquisire facilmente la proprietà o il controllo di società in difficoltà finanziaria. In una fase così delicata per il Paese abbiamo deciso di potenziare il nostro impegno nei servizi di antiriciclaggio acquisendo la società specializzata Hawk, per offrire a istituti finanziari e imprese strumenti sempre più efficaci e all’avanguardia: mettiamo a disposizione una soluzione efficiente, standardizzata, semplice e in grado di soddisfare le esigenze di un’ampia platea di soggetti che devono adeguarsi alla normativa vigente». «Abbiamo dedicato alla lotta al riciclaggio competenze ed energie, e sviluppato soluzioni specifiche con strumenti fondamentali per completare la proposizione di digital onboarding (la procedura digitale che permette ad aziende e istituzioni di conoscere e verificare online l’identità di una persona, ndr)», continua l’a.d. «perché grazie alla nostra esperienza nel machine learning e nei data analytics crediamo di poter giocare un ruolo di primo piano. Nell’evoluzione della nostra offerta questo è un passo importante. Le soluzioni antiriciclaggio sono infatti una componente fondamentale per i processi di digital onboarding, che consentono alle banche e ad altre istituzioni di conoscere l’identità di una persona e ottenere firme legalmente valide; processi che supporteranno la crescita di Cerved nei prossimi anni. Grazie all’integrazione delle nostre informazioni con le potenzialità della suite Hawk, garantiamo ai nostri clienti l’adempimento di tutti gli obblighi previsti in materia di antiriciclaggio e forniamo una gamma completa di servizi integrabili con i sistemi aziendali, con cui si possono verificare i dati dichiarati dai clienti ed effettuare il monitoraggio e le segnalazioni previste dalla normativa, da quelle all’Agenzia delle entrate all’autovalutazione dei rischi di riciclaggio, al mantenimento dell’Archivio Unico Informatico».

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