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Traffico rifiuti: al porto di Bari sequestrati 24mila kg di abiti usati

Erano sporchi, maleodoranti, ammassati in balle disordinate all’interno di un cargo fermato a Bari. Proveniva dalla Lituania. Gli indumenti non potevano essere considerati “end of waste”, rifiuti cessati. Ci sono dei grandi interessi dei clan.  Si tratta di traffico illecito di rifiuti.

Il sequestro conferma come il mercato degli abiti usati sia terreno di caccia per imprenditori fuori legge e per la criminalità organizzata. Non è un caso che la Commissione parlamentare di inchiesta sulle ecomafie abbia aperto un focus proprio su questo tema che sfocierà presto in una relazione.

 

Nell’ambito di una operazione di contrasto al traffico di rifiuti, circa 24 tonnellate di indumenti usati sono stati sequestrati nel porto di Bari da funzionari dell’Agenzia dogane e monopoli (Adm) e dalla Guardia di finanza che hanno scoperto il carico in un container proveniente dalla Lituania e diretto in provincia di Brindisi.

Attraverso le immagini rilevate da uno scanner a raggi X, e da una successiva ispezione, è stato accertato che il carico, costituito da capi di abbigliamento di ogni tipo, maleodoranti e ammassati alla rinfusa senza il rispetto di alcuna norma igienica, non poteva in alcun modo essere considerato «rifiuto cessato» (cd end of waste), condizione che si ottiene soltanto mediante specifiche procedure di detenzione e igienizzazione.

L’attività operativa ha portato al sequestro penale dell’intero carico e del container utilizzato, mentre il legale rappresentante della società di destinazione operante nel brindisino è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria per i reati di gestione non autorizzata e traffico illecito di rifiuti.

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