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Reddito di cittadinanza, il tesoro dei furbetti di Napoli vale 15 milioni di euro

Quanti sono i furbetti del reddito di cittadinanza e chi sono? L’inchiesta dei Carabinieri di Napoli ha svelato una varietà di casi (tra i quali affiliati ai clan) che sono costati allo Stato e a tutti noi dal giugno del 2021 a oggi un totale di 14 milioni e 648mila euro per 4.307 persone che si sono messe in tasca 26.488,69 euro ogni 24 ore non dovuti, pari a 1.103,69 euro all’ora.

 

Fonte: Il Mattino di Napoli del 16 ottobre 2022 di Gigi Di Fiore

Nella provincia dove il 14,2 per cento dei residenti percepisce il reddito di cittadinanza, si scopre che da aprile a ottobre di quest’anno in 662 non ne avevano diritto. Da quando i carabinieri del comando provinciale di Napoli hanno avviato le loro indagini sulle truffe legate al reddito di cittadinanza, si è scoperto che, dal giugno del 2021 a oggi, è stata una voragine la massa di denaro intascato raggirando lo Stato: un totale di 14 milioni e 648mila euro per 4.307 persone che si sono messe in tasca 26.488,69 euro ogni 24 ore non dovuti, pari a 1.103,69 euro all’ora.

Una somma rilevante, calcolata mettendo insieme le tre fasi dell’indagine che ha coinvolto 2.441 persone nel periodo tra giugno e novembre 2021, 1.204 dal novembre 2021 all’aprile 2022 e le ultime 662 identificate tra aprile e ottobre 2022. Commenta il comando provinciale dei carabinieri: «C’è chi vive in una sorta di limbo sommerso dove il lavoro nero, la delinquenza e l’arte di arrangiarsi a scapito degli altri sono le uniche leggi riconosciute».

Ispettorato del lavoro e Inps hanno collaborato con i carabinieri del comando provinciale di Napoli, per individuare i furbi del reddito di cittadinanza. In un territorio dove l’importo medio del reddito versato arriva a 636 euro al mese e solo a settembre il reddito è stato assegnato a 163.912 nuclei familiari per un totale di 420.210 persone, le zone dove sono state individuate più violazioni in questa terza parte dell’indagine sono concentrate in nove quartieri di Napoli città, corrispondenti alle municipalità tre, quattro e sei: Ponticelli, San Giovanni, Barra, o Vicaria, Stella, San Carlo all’Arena, solo per citarne alcuni. Proprio nella municipalità di Ponticelli, uno studio dell’economista Sergio Beraldo ha accertato che per ogni persona che lavora ce ne è un’altra con il reddito di cittadinanza.

C’è di tutto: chi falsifica la situazione familiare; chi intasca il reddito e arrotonda lavorando al nero; chi prende il reddito e fa rapine e furti; chi guadagna altro denaro facendo il parcheggiatore abusivo. Un panorama vario, dove tra i 662 individuati dai carabinieri in questa terza parte dell’indagine avviata a giugno dello scorso anno, ce ne sono 287 accusati di truffa per aver raggirato lo Stato.

A Napoli città, nei nove quartieri delle municipalità tre, quattro e sei, si concentra il più alto numero di furbi del reddito di cittadinanza individuati nella terza parte d’indagine. Se, tra aprile e ottobre 2022, sono stati pagati in provincia di Napoli redditi di cittadinanza non dovuti per un totale di due milioni e 962.551,06, nei quartieri di Napoli dove si concentrano le maggiori truffe ne sono stati pagati il 66 per cento pari a un milione e 97391,52 euro. Nell’area nord della provincia, è nel comune di Acerra con 707.787,49 euro che è stata intascata la somma maggiore di redditi di cittadinanza non dovuti.

Alla fine delle tre fasi dell’indagine, i carabinieri hanno denunciato un totale di 1.556 persone per truffa allo Stato. Preoccupa la scoperta, in più inchieste della Dda napoletana, di affiliati a diversi clan della camorra della città come della provincia che prendevano il reddito di cittadinanza, o direttamente o attraverso familiari che non ne avrebbero avuto diritto. L’esempio del clan della 167 di Arzano salta all’occhio, con ben 11 sotto inchiesta titolari del reddito di cittadinanza. Bastava «dimenticare», nella richiesta, che del nucleo familiare faceva parte qualcuno che aveva ricevuto un’ordinanza di custodia cautelare. Un mese fa, quando fu arrestato Antonio Pezzella, ritenuto un killer della prima guerra di camorra a Scampia affiliato al clan Amato-Pagano, si scoprì che prendeva il reddito di cittadinanza. Era latitante dal gennaio di quest’anno. Alcuni familiari di detenuti dei clan Sibillo, Puccinelli, Amodio-Abrunzo prendevano il reddito di cittadinanza. Non avrebbero dovuto averlo, avendo un parente detenuto. Stessa condizione per una donna 36enne ritenuta vicina al clan Lepre del Cavone o per altri arrestati dei clan attivi a Marianella.

La scoperta del reddito di cittadinanza non dovuto è avvenuta in modi diversi. Dopo arresti per più reati, o fermi di parcheggiatori abusivi, i carabinieri hanno accertato che prendevano il reddito di cittadinanza subito revocato: affiliati a clan o estorsori, ma anche loro parenti. È successo anche che, dopo controlli in un pub o in pizzerie come a Giugliano a inizio mese, si sia scoperto che, con l’assenso dei titolari, lavorava al nero chi intascava il reddito di cittadinanza.

Frequenti anche i casi di stranieri, come i 129 romeni scoperti dai carabinieri della compagnia Napoli centro o i 45 extracomunitari a Qualiano, che prendevano il reddito anche se non risiedevano in Italia da almeno dieci anni come prevede la legge. Dichiaravano il falso sul loro arrivo nel nostro Paese. Particolare la vicenda del titolare di un negozio di alimentari nel quartiere Ponticelli di Napoli: inseriva nel suo Pos la tessera del reddito di cittadinanza, versando al titolare il corrispettivo denaro in contanti trattenendone una percentuale del 15 per cento. Faceva da bancomat invece di vendere alimenti, mettendosi in tasca una percentuale. Non è consentito dalla legge, che autorizza un prelievo giornaliero sulla tessera solo di 200 euro del reddito di cittadinanza caricato dallo Stato.

 

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